Scavi archeologici di Ercolano, tante foto e un pò di storia

Ercolano: scavi e reperti di una città distrutta dal Vesuvio

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Gli scavi archeologici di Ercolano

Ercolano fu distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. assieme a Pompei, Oplontis e Stabia. Gli abitanti di Ercolano, a differenza di quelli delle altre città, persero la vita quasi immediatamente, perché i venti trasportarono subito in tutta l'area gas roventi, ceneri e vapore acqueo. Successivamente l'intera metropoli fu sepolta da circa 10 metri di materiale piroclastico che è precipitato ininterrottamente per circa 25 ore.

Il parco archeologico di Ercolano: l'inizio degli scavi

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I vicoli di Ercolano: il cardo V

Nel 1709, durante alcuni lavori per realizzare un pozzo, furono trovati accidentalmente alcuni reperti: parte del teatro dell’antica città. Così nel 1738, per volere del re Carlo di Borbone, cominciarono ufficialmente gli scavi ad Ercolano.  I lavori di ricerca venivano spesso interrotti per poi essere ripresi dopo pause di lunghi anni. Questo perché all'epoca era molto pericoloso scavare e scendere in profondità.

Gli Scavi di Ercolano e la casa del Rilievo di Telefo

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Scavi di Ercolano: La casa del Rilievo di Telefo

La casa del rilievo di Telefo è una delle abitazioni romane di Ercolano, riportata alla luce, durante gli scavi archeologici, assieme a tutto ciò che il Vesuvio seppellì durante l'eruzione del 79 d.C.
E' chiamata così perché al suo interno è stato ritrovato un altorilievo del mito di Telefo, figlio di Eracle (Ercole nella mitologia romana) ed è' la seconda casa più grande dell'antica Ercolano dopo quella dell'Albergo.

Scavi di Ercolano e La casa di Nettuno e di Anfitrite

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Tablino della Casa di Nettuno e Anfitrite

La casa di Nettuno e di Anfitrite è una delle abitazioni romane riportate alla luce durante gli scavi archeologici di Ercolano. Al suo interno c'è il Tablino (v. foto)  che nell' antica Roma è una stanza di grandi dimensioni situata tra l'atrio e il peristilio (cortile circondato da un porticato). Su una delle pareti è possibile ammirare il magnifico mosaico con le immagini di Nettuno e di Anfitrite, da cui prende il nome la casa.

Ercolano e gli scavi di un' antica città distrutta nel 79 d.C.

Breve racconto di storia dalla sua fondazione a quando il Vesuvio la distrusse nel 79 d.C., tantissime foto di ciò che resta di questa antica città.

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Costo del biglietto per gli scavi archeologici di Ercolano

BIGLIETTO: € 13
BIGLIETTO RIDOTTO: € 2 (+ prevendita di €1,50) (ragazzi tra 18 e 25 anni non compiuti)
Info biglietti gratuiti qui: beniculturali.it

Contatti: +39 081 7777008

Sito web: beniculturali.it

Aperto tutti i giorni con i seguenti orari:
Dal 15/03 al 15/10: 9.30-19.30 (ultimo ingresso ore 18.00)
Dal 16/10 al 14/03: -9.30-17.00 (ultimo ingresso 15.30)
Chiuso il mercoledì, 1 Gennaio, 25 Dicembre

Come raggiungere gli scavi di Ercolano con i mezzi pubblici:

Il parco archeologico di Ercolano si trova alle pendici del Vesuvio, nell'omonima città e a pochi km da Napoli.

Da Napoli in Treno:  Circumvesuviana per Sorrento e scendere a Ercolano Scavi.

 

Come raggiungere gli scavi di Ercolano in auto, clicca sulla foto:

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Galleria Immagini di ciò che resta dell' antica Ercolano

La leggenda di Ercole e la nascita della città di Ercolano

Una leggenda narra che la città fu fondata nel XII sec. a.C. da Eracle (quello che i romani in latino chiamavano Ercole) figlio di Zeus. Egli fu invitato da Euristeo (re di Tirinto e di Micene) a compiere 12 imprese: le 12 fatiche di Eracle per assicurarsi la fama eterna. Tra queste 'era quella di recarsi ai confini del mediterraneo (vicino la penisola iberica) per rubare i buoi del re dell'Isola dell'Eritea, Gerione (un gigante a tre teste, con tre busti, 6 braccia e due sole gambe). Eracle partì e dopo aver ucciso il mostro tricipite e il suo cane a due teste Ortro, rubò gli animali.
Al suo rientro passò per quelle terre che oggi chiamiamo Roma. Chiese alla dea Fauna (divinità della pastorizia e dei boschi) di poter riposare e bere. Ma ebbe un netto rifiuto: l’acqua del tempio era sacra e destinata solo alle donne. Il nostro eroe si infuriò, ma distratto dall’ira perse i suoi buoi, che gli furono rubati dal figlio del dio Vulcano, il demone Caco. Questi portò con sè gli animali nella sua dimora, una caverna alle pendici del Vesuvio. Il figlio di Zeus cercò invano gli animali per molti giorni, poi finalmente li sentì muggire e uccise il demone per riprenderli.
Per festeggiare la sua vittoria decise di fondare una città alle pendici del Vesuvio e la chiamò con il suo nome, oggi la città di Ercolano.

La storia di Ercolano, la città distrutta dal Vesuvio

La data di fondazione non è certa perché non sono stati recuperati reperti sufficienti da poter ricostruire la sua storia, ma si pensa sia stata fondata dagli Osci nel XII sec. a.C., perché sono state ritrovate trascrizioni in lingua Osca, il linguaggio utilizzato fino a poco prima della dominazione romana.
Ma un’altra corrente di pensiero attribuisce agli Etruschi la fondazione di questa città tra il X e l’VIII sec. a.C. in quanto, in quei secoli, le conquiste di questo popolo si estendevano su quasi tutto il territorio dell’attuale Italia meridionale.

Nel 479 a.C. Ercolano venne conquistata dai Greci che, evoluti culturalmenbte, impiegarono subito il loro sistema di pianificazione urbanistica, in particolare tecnice di costruzione per dare una forma più omogenea a edifici e strade.
Ercolano in seguito fu conquistata dai Sanniti, i quali ben presto dovettero confrontarsi con i romani per la contesa del territorio.
La città di Ercolano nell’89 a.C. fu definitivamente conquistata dal Roma. Da quel momento la costa della città divenne meta di vacanze dell’aristocrazia romana.

Nel 62 d.C. una parte della città fu devastata da un forte terremoto che colpì la vicina Pompei, iniziarono quindi del lavori di restaurazione.
Nel 79 d.C. gli abitanti di Ercolano non riuscirono mai a completare i lavori di ristrutturazione della città perché dovettero affrontare un' altra catastrofe: l’ eruzione del Vesuvio che rase al suolo sia la loro città che quelle di Pompei, Stabia ed Oplonti.
Gli abitanti non ebbero scampo, morirono all’istante perché il vento soffiava in quella direzione portando ceneri e vapore acqueo e gas roventi.
I materiali piroclastici espulsi dal vulcano ricoprirono la città di uno strato di circa 10-15 metri di altezza.
In seguito altre eruzioni accadute nel corso dei secoli successivi hanno incrementato lo strato di ceneri fino a 25 metri di altezza. Con il passare del tempo questo materiale si è solidificato dando vita al pappamonte, un materiale simile al tufo di colore rossastro che per circa due millenni ha protetto i resti della città.

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